Nel progetto "La mente, il corpo e lo spirito" parliamo della rabbia ed è l’emozione che si prova quando qualcosa non va per il verso giusto. Fin dai primi giorni di vita, è uno strumento di autodifesa, un modo potente per richiamare l’attenzione degli altri. La tristezza e la gioia invece sono i due lati della stessa medaglia, quando si è tristi, si prova un senso di perdita e di vuoto, riuscire a manifestare la propria tristezza significa già muovere un passo per superarla. La gioia, al contrario, è pienezza, è una specie di bomba energetica che esplode in certi momenti.

Proviamo a fare un viaggio nel tempo che ripercorra il rapporto con la rabbia. Quando si è ancora neonati, senza pensieri e parole, si è in balia delle sensazioni, positive o negative. Sicuramente quando si è cullati dalle braccia di qualcuno che ci ama o dopo aver ciucciato una dose consistente di latte, si sente una piacevole sensazione di benessere e si cancella tutto il resto. Trascorsa qualche ora da quel momento, però, ecco che il neonato si risveglia all’improvviso; sente il bagnato e il freddo del pannolino zuppo e un vuoto dentro lo stomaco, questo non piace per niente e così si accende la potente emozione della rabbia che inizia a esprimere e si mette a piangere disperatamente. Questa rabbia aveva una funzione utile e importantissima: richiamava chi poteva aiutare a stare meglio. In questo caso specifico chi poteva dare da mangiare e cambiare il pannolino.
La rabbia si evolve poi nel tempo e ci motiva a evitare certi movimenti, a imparare presto a non cadere, a rialzarci e magari assestare una bella manata al tavolino che ci ha fatto male. Ogni nuova esperienza nella crescita ci ha esposto a stimoli che hanno acceso le emozioni fino ad arrivare a quello che si è oggi.
Infatti, a partire dagli undici anni circa e fino ai diciotto, il cervello potrebbe fare fatica a controllare la rabbia come del resto anche le altre emozioni, perché in questa fase della vita quello che si prova è molto più potente della capacità di pensare. Il cervello sente moltissimo, e ogni volta che si accendono delle emozioni potenti, la capacità di pensare è messa in scacco. In definitiva, quindi, possiamo descrivere la rabbia come un sentire potente che va molto più veloce del pensiero. È una reazione che si accende quando percepiamo che dobbiamo difenderci da qualcosa che ci minaccia e che muove in noi sensazioni sgradevoli, quando sentiamo di subire un’ingiustizia o sentiamo offesi o riteniamo siano state offese le persone a cui teniamo di più. Capita che la rabbia si accenda per un imprevisto o per una catena di cose che non vanno per il verso giusto o per uno stimolo fastidioso persistente. Sono infinite le cose che potrebbero far arrabbiare e spesso è difficile riuscire a prevederle o a prevenirle.
La rabbia a volte fa perdere il controllo e spinge a fare gesti anche rischiosi o addirittura pericolosi ma, se impariamo a usarla bene, è prima di tutto uno strumento di cambiamento per vivere meglio. Essa serve a comunicare qualcosa di molto importante, che sentiamo urgente dentro di noi e aiuta ad adattare la realtà, modificando le cose che ci fanno stare male.
Ci sono alcuni comportamenti che possono aiutare:
- usare assertività nella comunicazione con gli altri
- imparare a conoscere i sintomi della rabbia
- trovare soluzioni
- tecniche di rilassamento come meditazione, passeggiate in natura, arteterapia, respirazione profonda,
- chiedersi se vale la pena di arrabbiarsi e di dare tanto potere agli altri
- sempre sane relazioni
All'inizio non sarà facile e non può essere migliorata nel giro di pochi giorni ma poco per volta si vedranno miglioramenti.

dott.ssa Natascia Romeni
Psicologa